Flamenco 0

Il mondo dell’arte flamenca e della corrida, tradizionalmente vincolati nel tempo e nello spazio, sono istituzioni profodamente radicate nella vita e nella tradizione del popolo spagnolo.

Scrisse Ortega y Gasset:

Non si puó intendere la storia di Spagna, almeno dal 1650 in poi, se non s’intende la corrida e il flamenco

Dove nasce il Flamenco

E’ innegabile la preponderanza e il protagonismo che ha avuto l’Andalusia nella creazione e nello sviluppo storico di queste due arti.

Ambedue nascono e si diffondono in un suolo appropriato, geograficamente e geneticamente parlando. Per essere ancora più precisi: la sua culla originale è la bassa Andalusia, quella atlantica; il triangolo magico che ha i suoi vertici a nord in Siviglia ed a sud in Cadice, passando per Jerez de la Frontera.

Questa è la patria del cante e del baile: il suo habitat naturale.

L’ottanta per cento delle forme flamenche che conosciamo nacquero in questa zona, e da lí vengono le modalitá del cante piú puro, quale la toná, la soleá, la siguiriya, la buleria. Si puó affermare senza dubbio di errore che l’intensità e l’autenticità flamenca è strettamente vincolata a questa zona geografica.

Questa vincolazione é un fatto di prim’ordine e lo dimostra la circostanza del suo permanere nel tempo. Ma tutto questo non sarebbe stato sufficiente senza la componente umana e senza l’apporto decisivo dei gitani.

Il ruolo chiave dei Gitani

I gitani erano emigrati dalla lontana India a principio del secolo IX, ma soltanto nel XIV e XV secolo iniziarono ad affacciarsi in Europa.

Vivendo una dura esistenza di persecuzione e di emarginazione, riuscirono a conservarsi come gruppo omogenico ed ermetico, come lo è la comunitá giudea. Dopo un lungo e tormentato vagabondare per l’Europa e per la Spagna, i gitani – arrivati in Andalusia – vi trovarono se non precisamente la terra promessa, almeno un rifugio dove non furono respinti del tutto ed in tal modo attenersi alle leggi, che proibivano loro il nomadismo.

Qui i gitani iniziarono ad adattarsi alla vita sedentaria abituandosi rapidamente al carattere umano della regione, senza perdere le loro abitudini tribali. Nel trascorso di due secoli si “andaluzaron” completamente. Nello stesso tempo sorgevano quartieri, piú o meno omogenei in Jerez de la Frontera (il barrio de Santiago) in Cadice (La Viña e Santa Maria) e principalmente Siviglia con il suo ” barrio de Triana”.

In questi stessi quartieri incontrarono altri emarginati, i musulmani, i pochi che erano riusciti a sopravvivere ai decreti di espulsione e alla pulizia etnica dei los Reyes Catolicos dopo la Reconquista. Grazie ai “moriscos“, come venivano chiamati, la tradizione musicale arabo-andalusa sopravvisse con forza e purezza in tutta l’Andalusia.

Il ritmo flamenco

I ritmi e le melodie originali dell’India incontrarono il folklore locale. Con la loro innata capacitá di assimilazione, i gitani li assorbirono.

Bisogna evidenziare d’altro canto come la tradizione andalusa del ritmo e della danza, si perde nella notte dei tempi. Un esempio significativo sono le puellae gaditane, cantate da Catullo e da Marziale, che allietavano con le loro danze le feste dei ricchi romani.

Cosí, immaginiamo, si formarono i primitivi canti gitano-andalusi.

Finché tuttavia i gitani non cominciarono a cantare “por siguiriya“, “soleá” e altri canti, non si puó parlare di cante flamenco. Prima del loro arrivo in Andalusia, i gitani non cantavano niente di simile al flamenco.

In conclusione i due termini si esigono a vicenda.

Fin dall’origine ai tempi nostri, il cante e il baile flamenco è stato perció ininterrottamente gitano-andaluso. Quando si è irradiato, come era inevitabile, al di fuori della sua terra d’origine il flamenco, pur guadagnando in estensione, ha perso in intensità e purezza.

Cos’è il Flamenco: la relazione con il Toreo

La bassa Andalusia è ancor’oggi terra di latifondo, nonostante le tante riforme agrarie che si sono succedute  nel tempo.

Il viandante che oggi percorresse la ruta de los toros, la strada che da Jerez de la Frontera si snoda fino alle spiaggie atlantiche, si potrá render conto di queste immense distese di terra. L’ottanta per cento degli allevatori di “toros bravos” si incontra in questo triangolo magico, como pure la maggioranza dei toreri in attivo e dei giovani che aspirano a diventarlo.

Esiste un insieme di similitudini estetiche ed umane fra l’arte del toreo e il flamenco. Si va dalla somiglianza del vestito o “traje de luz” del torero con il tipico abbigliamento degli artisti di flamenco, specialmente quello dei “bailaores“, alla somiglianza del gioco delle mani, desplantes, quiebros de cintura e altri atteggiamenti, che caratterizzano alcuni momenti dell’interpretazione delle due manifestazioni artistiche.

Ma l’analogia tra il toreo e il flamenco si manifesta manifestando apertamente motivazioni e comportamenti comuni, fino ad arrivare a un linguaggio e un vocabolario unitario.

Movimenti e danza

Le ragioni di questa intima relazione trovano la loro origine nelle particolaritá spirituali e sociali che caratterizzano ambedue gli ambienti, quali la procedenza prevalentemente dallo stesso habitat, la tendenza a mantenere, al disopra di tutto, costumi e caratteristiche vitali proprie, sia per razza che per tradizione.

Dovuto a questo cumulo di affinitá artistiche si puó parlare di un ambiente tauroflamenco. Si va dal grido Olé, che premia e accompagna nello stesso modo il successo del torero e dell’artista flamenco, a termini ambivalenti, quale “temple, tercio, remate, desplante, ecc.

Esiste un parallelismo tra le due manifestazioni quanto alla loro interpretazione. Il “pase natural”, un passo tra i piú puri del toreo, lo si puó paragonare alla soleá o alla seguiriya, che sono forme basiche e fondamentali nel cante e nel baile flamenco.

El Duende

Nel torero come nell’artista flamenco, oltre la tecnica, sorge l’ispirazione, l’emozione: ovvero el duende.

Solo nel flamenco e nel toreo esiste questa enigmatica espressione, che sorge insperata. Di una fugacitá irripetibile. Non si pecca di esagerazione nell’affermare che prevalentemente il fenomeno del “duende”, si produce quindi nei toreri e negli artisti di razza gitana.

Ma che cos’é il duende?

Che cos’é questo momento perfetto che sorge improvviso al nascere di un’opera d’arte, quale puó essere un cante de Fosforito o il toreo de Rafael de Paula? Federico Garcia Lorca aveva tentato di darci una testimonianza precisa e poetica, paragonandolo ad un demone piuttosto che uno spirito della terra, di tipica ascendenza dionisiaca e romantica.

Il magico potere del demone trasforma la realtá, suggerisce prove estreme della purezza della rappresentazione.

Sempre Lorca racconta che un giorno a Cadice, la “Niña de los Peines“, (una tra le piú grandi cantaoras di tutti i tempi) tentò vanamente d’ingannare gli ascoltatori, fingendo nella voce il “duende”. Al sarcasmo di uno spettatore, la grande cantante si alzò como una pazza, tracannò un gran bicchiere di aguardiente e si sedette a cantare, senza respiro, senza sfumature, con la gola bruciata ma….con duende.

Era riuscita ad uccidere tutta l’impalcatura del canto per lasciare il passo ad un demone furioso, bruciante, a tal punto che gli spettatori arrivarono a lacerarsi le vesti.

Spettacoli di Flamenco a Siviglia

Lasciati i bagagli e messo piede nelle strade sivigliane del centro, avvertirai un’atmosfera magica. Parte del merito si deve senza dubbio a numerosi spettacoli di flamenco a cui è possibile assistere in città.

La scelta è davvero ampia e variegata. Camminando in qua e la ti imbatterai infatti in numerose persone che ti offriranno volantini pubblicizzanti spettacoli di Flamenco. Per esperienza ti dico che scegliere quello giusto non è sempre facile.

A tal proposito, ho pensato di suggerirti tre spettacoli tradizionali davvero di qualità: situati in quartieri strategici di Siviglia. Ballerini, musicisti e cantanti in puro stile flamenco.

 

Ti è piacuto l’articolo? Stai cercando spettacoli per altre città dell’Andalusia? Lasciaci pure un commento.. 🙂

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